mercoledì 11 aprile 2012

Il risultato delle manfrine parlamentari: l’articolo 18 viene modificato, lavoratori e lavoratrici con meno diritti di prima!

Dopo frenetiche consultazioni notturne e con le grida di vittoria del Pd, il nuovo disegno di legge definito di “riforma del mercato del lavoro”, presentato dalla ministra Fornero con la benedizione di Monti appare subito per quel che è: conferma della manomissione dell’articolo 18, demolizione del sistema degli ammortizzatori sociali, ncon pochissime risorse messe a disposizione per la “grande riforma”, peggioramento della cosiddetta “flessibilità in entrata”,cioè del “contratto di apprendistato” con il mantenimento di tutte le tipologie contrattuali atipiche presistenti ,strumenti di gestione della dilagante precarietà.
La parzialissima modifica del testo originario del governo sull’art.18,non ne cambia la sostanza:in presenza della “manifesta insussistenza” del licenziamento economico ,il giudice “può” decidere il reintegro sul posto di lavoro. Altrimenti scatta l’indennizzo che ,a differenza della prima ipotesi, scende in una forchetta tra 12 e 24 mensilità.
Non si tratta quindi del decantato “modello tedesco” e rimane la gravissima lesione dei diritti dei lavoratori, raggiungendo l’obiettivo di questa ardita “riforma”: rendere tutti più ricattabili e sfondare “simbolicamente” il muro delle residue garanzie collettive esistenti per il movimento dei lavoratori sul terreno dei licenziamenti.
La Cgil ,dopo un lungo silenzio,da il via libera alle modifiche del governo,convocando “iniziative” con Cisl e Uil e cancellando di fatto il pacchetto di ore di sciopero già proclamate.
Ogni indugio va rotto da quanti non vogliono farsi prendere per il naso e non rinunciano alla battaglia per difendere diritti e forza collettiva del movimento dei lavoratori. Bisogna seguire l’esempio dei lavoratori della Piaggio di Pontedera e di altre aziende pisane e livornesi che hanno scioperato oggi contro la “riforma del mercato del lavoro”.La Fiom,i sindacati base e conflittuali,le strutture di lavoratori autoconvocati,i movimenti sociali contro il debito e l’austerità che si sono ritrovati il 31 marzo a manifestare a Milano devono mobilitarsi subito contro questo inganno vergognoso,riprendendo l’iniziativa nelle proprie mani.
Occorre intraprendere la strada della preparazione dello sciopero generale. Occorre combinare la costruzione di un momento di lotta davvero generale capace di fermare il Paese e far pesare la forza dell’insieme del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici con il percorso delle mobilitazioni animate dai movimenti sociali europei contro il debito e le politiche di austerità. Per un vero Primo maggio di lotta in tutte le città europee e per una presenza massiccia a Francoforte dal 18 al 20 maggio, in occasione dell’iniziativa di blocco della cittadella finanziaria del capitalismo europeo.

I lavoratori e le lavoratrici di Sinistra Critica

martedì 3 aprile 2012

Ora allarghiamo il movimento contro il debito

Non era scontato che la questione del non pagamento del debito diventasse terreno di iniziativa di massa. Adesso serve allargare, senza forzature organizzative, il blocco sociale e la mobilitazione contro la crisi, il debito e le politiche di austerità.
Una bella giornata contro il potere delle banche e le politiche del governo Monti-Napolitano.
Il sole e il caldo insolito della Milano primaverile hanno visto sfilare il 31 marzo un corteo bello, con una partecipazione superiore alle aspettative (15/20 mila persone) e ricco di presenze differenti e plurali.
La giornata già alla mattina ha visto diverse azioni davanti a istituti di credito, tra i quali l’iniziativa di Atenei in Rivolta e Rivolta il debito davanti alla filiale di “Che Banca!” (Mediobanca) di Largo Augusto. Lo striscione “Che futuro! Precario e impossibile grazie a banche e governo” irrideva al sito di “idee per l’innovazione” (chiamato appunto “Che futuro!”) organizzato da “Che banca!” – in quanto tale corresponsabile delle politiche di austerità e di speculazione sul debito dei paesi europei (ricordiamo che Mediobanca ha ottenuto un prestito di 3,5 miliardi di Euro al tasso del 1% dalla Bce…).
Il corteo del pomeriggio ha visto manifestare le forze oggi decisamente e coerentemente all’opposizione del governo Monti-Napolitano – dai sindacati di base (Usb, Cub, Si.Cobas) alle organizzazioni politiche (Prc, Pcl, Sinistra Critica, Rete dei comunisti…), alle diverse espressioni dei movimenti sociali e delle esperienze di lotta di lavoratrici e lavoratori: NoTav, lavoratori di Wagon Lits, cooperative dell’Esselunga, Alcoa, Sanprecario, NoTem, centri sociali, comitati No Debito, comitati di lotta per la casa, disobbedienti, Atenei in Rivolta, Rivolta il debito, collettivi Lgbt e così via.
Una manifestazione che ha offerto uno spazio prezioso a queste espressioni di movimento e a tutte/i quelle/i che volevano mostrare apertamente l’opposizione ai provvedimenti del governo Monti (in particolare per la difesa dell’articolo 18 e contro la riforma del mercato del lavoro) e la consapevolezza del non pagamento del debito come strumento di lotta e di riappropriazione di risorse per costruire politiche alternative – per garantire un reddito sociale e un welfare degno di questo nome, per la riduzione dell’orario di lavoro e la redistribuzione dei lavori, per politiche sociali e di riconversione ambientale, contro grandi opere inutili e dannose, contro le spese militari.
Non era scontato alla fine della scorsa estate che la questione del non pagamento del debito diventasse terreno di iniziativa di massa, o comunque uscisse dal chiuso dei dibattiti intellettuali e tra economisti.
Una mobilitazione di lavoratrici e lavoratori – precari e non -, studenti (molte le/i giovani nel corteo, anche questo fatto non scontato), pensionate/i e tanti che in pensione non riescono ad andarci (ma nemmeno a trovare un lavoro dignitoso), migranti, che hanno mostrato le facce di quei soggetti in carne ed ossa vittime dei provvedimenti di Monti-Napolitano-Bersani-Alfano-Casini.
La ricchezza e la pluralità del corteo chiedono oggi di continuare sulla strada del consolidamento di un blocco sociale e politico di opposizione al governo e alle sue politiche, con una dimensione sempre più continentale.
Da una parte questo significa rilanciare le reti e le esperienze locali e nazionali (ed europee) che affrontano direttamente e concretamente la battaglia per la cancellazione del debito, in particolare attraverso la costruzione di audit di cittadine/i sul debito – strumento per allargare ancor più la consapevolezza di questo vero e proprio ricatto europeo e per agire seriamente sul terreno della partecipazione (quello che viene posto in tutte le espressioni degli “Occupy” con la loro contestazione dell’autoritarismo che permette all’1% di decidere anche per il 99% restante, e ancor più con chiarezza dalle/dagli indignad@s e dalle/dai giovani arabi che hanno ripreso voce e piazze).
In secondo luogo questo corteo chiede una continuità di iniziativa che già nelle prossime settimane deve essere praticato, per arrivare tutti insieme – anche se partendo da diverse valutazioni e da relazioni internazionali differenti – alle giornate di Francoforte del 18/20 maggio con il blocco della Bce e della cittadella delle banche tedesca. Un appello comune che mostri la volontà di azione congiunta sarebbe certamente un segnale importante di una continuità con la manifestazione di Milano (come recitava lo striscione di RiD e AiR “da Milano a Francoforte, assaltiamo il debito”).
Ma prima di quelle giornate ci sarà l’11 aprile con la chiamata della Val Susa in occasione della data di notifica ufficiale dell’occupazione dei terreni privati in Val Clarea, ove permane l’occupazione militare dell’inesistente cantiere per il TAV (interessante la campagna collegata di http://www.sbankiamoli.it/ che propone ai risparmiatori di ritirare in quella giornata i soldi dai loro conti dalla “banche irresponsabili”).
E ancora il 15 aprile internazionale contro le banche proposto da OWS, il 1° maggio di lotta e altre giornate analoghe.
In definitiva questa manifestazione non chiede una forzatura organizzativa che chiuda uno spazio offerto ad un soggetto davvero plurale e ad un movimento ancora in embrione, ma che ha forti ragioni e potenzialità per ripartire da quel 15 ottobre abortito sul nascere. Al contrario chiede di prendersi cura di questo stesso movimento, di rafforzarlo e allargarlo, di rendere più forte e diffuso il blocco sociale e la mobilitazione contro la crisi, contro il debito, contro le politiche di austerità e di attacco ai diritti e alle condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori (precari o non ancora tali), giovani, studenti, pensionate/i.
Partire dalle immagini e dalla partecipazione di oggi sotto il sole milanese è una buona spinta per evitare di percorrere strade già più volte fallite e provare a guardare avanti e alle possibilità di diventare un movimento di cui si dovrà tenere conto.

(da ilmegafonoquotidiano.it)